Il progetto “Youth 4 Europe” ai tempi del #Covid-19

Come cambiano le sorti di un progetto europeo alla luce dell’adeguamento digitale imposto dall’emergenza coronavirus? Quali sono le sfide da fronteggiare e le lezioni da imparare? Ho fatto quattro chiacchiere con Milena, coordinatrice del progetto “Youth 4 Europe” per Associazione JOINT, che mi ha raccontato la sua esperienza.

“Youth 4 Europe” (Y4E) è un progetto Erasmus+ KA3 a lungo termine, finanziato dalla Commissione europea nel quadro della call “European Youth Together”, che ha l’obiettivo di favorire la partecipazione giovanile alla politica, alla difesa e alla cittadinanza europea.

Il progetto offre ai partecipanti la possibilità di svolgere un ruolo centrale nel processo decisionale europeo e di conoscere le politiche dell’UE attraverso l’apprendimento interculturale, l’educazione non formale e le attività peer to peer.

L’audace obiettivo del progetto è, quindi, quello di stimolare un processo dal basso verso l’alto che promuova una società europea più inclusiva e stabilisca un dialogo e una cooperazione tra giovani, responsabili politici e organizzazioni, promuovendo dibattiti a livello locale, nazionale ed europeo sulle politiche dell’UE.

Milena, in che modo il progetto dà un ruolo politico attivo ai giovani?

“Youth 4 Europe è un progetto dalla durata di due anni che ha avuto inizio a novembre 2018 e coinvolge circa 200 giovani provenienti da 6 Paesi europei – Italia, Spagna, Germania, Romania, Ungheria e Gran Bretagna. Credo che le ragioni che abbiano favorito l’approvazione del progetto da parte della Commissione Europea siano state l’alto numero dei partecipanti coinvolti e il fatto che il progetto si legasse bene con l’esigenza di sensibilizzare quei giovani che non hanno alcuna conoscenza di politica oppure che se ne disinteressano, in vista delle elezioni europee. Il progetto ha previsto numerose mobilità, tra cui sei scambi giovanili durante i quali i giovani si sono cimentati nell’elaborazione di vere proposte politiche. Da ogni scambio sono emerse 4/5 proposte sulle tematiche education, media, ambiente e lavoro con le quali i giovani volevano far sentire la propria voce alle istituzioni europee. Tutte le proposte – circa 30 – predisposte durante gli scambi sono state poi sottoposte ad una votazione online e ad un giudizio di merito, a seguito dei quali sono state selezionate le 16 idee più meritevoli; queste sarebbero state presentate a 15 europarlamentari durante un incontro a Milano il 21 maggio 2020, nella cornice di un summit che avrebbe coinvolto circa 100 giovani. Un’occasione unica per i ragazzi. Ma il protrarsi dell’emergenza coronavirus ha fatto sfumare il summit e la possibilità per i ragazzi di presentare i frutti del duro lavoro dei mesi precedenti.”

A causa del coronavirus siete costretti a rivedere la “forma” del progetto. Come avete adattato Youth 4 Europe al nuovo contesto?

“Arriva il coronavirus e noi siamo presi alla sprovvista perché ovviamente non avevamo previsto la possibilità di dover rivedere il piano del progetto. Contattiamo un project officer della Commissione Europea, il quale ci esorta a trasformare il progetto in digitale. Allora decidiamo di organizzare un ciclo di conferenze online in livestream sulla pagina FB di Youth 4 Europe. In totale quasi 30 conferenze che hanno visto coinvolti i giovani su due livelli. Insieme ai leader degli scambi (figure fondamentali in tutta questa fase digitale), i gruppi che avevano elaborato le 16 proposte vincenti, che sarebbero state presentate ai membri del Parlamento Europeo a Milano, hanno creato un’infografica ed una lista di domande con le quali hanno discusso online le proposte con gli europarlamentari. Ad ogni parlamentare sono state presentate due proposte – ognuna da un portavoce – e un moderatore gestiva l’incontro. Gli altri ragazzi, invece, suddivisi in gruppi nazionali, hanno cercato dei relatori coi quali discutere online di tematiche relative ad education, media, ambiente e lavoro. È stata un’occasione non solo per parlare di temi cari a Youth 4 Europe, ma anche per conoscere le diversità delle risposte dei vari paesi all’emergenza coronavirus, raccontate da coloro che le stavano vivendo in prima persona. Questa fase digitale è stata per i ragazzi un’esperienza nuova e diversa rispetto a quanto avevano avuto modo di “provare” durante gli scambi; dunque, abbiamo deciso di coinvolgere tutti i partecipanti e leader in un training course per moderatori, per consentire di fare pratica delle doti di public speaking.”

Come hanno reagito i giovani coinvolti al necessario stravolgimento del progetto?

“Per i ragazzi è stata un’esperienza diversa, che ha consentito loro di allargare il proprio bagaglio di competenze. Molti all’inizio erano intimoriti perché non avevano mai parlato in pubblico, soprattutto in un lingua diversa dalla lingua madre, e non erano mai stati ripresi. Inoltre, l’insorgere dell’emergenza  aveva fatto insorgere apatia e scoramento in molti giovani, sopratutto in coloro che non studiavano né lavoravano e che, quindi, si erano trovati bloccati in casa da un giorno all’altro senza svaghi. La digitalizzazione del progetto è stata per molti di loro uno stimolo a mettersi alla prova, non abbattersi e a trovare una nuova dimensione in un momento delicato; anche in vista dell’incontro finale di Bruxelles che dovrebbe tenersi ad ottobre. I ragazzi, poi, hanno potuto creare un senso di coesione all’interno dei gruppi nazionali; nella ricerca dei relatori molti hanno dovuto collaborare verso un obiettivo comune anche con persone che non avevano mai visto. Vedere che la partecipazione è stata molto attiva e che sempre più partecipanti hanno deciso di prendere parte alla conferenze è stato molto gratificante. I ragazzi hanno fatto un ulteriore passo fuori dalla comfort zone senza dubbio.”

Secondo te, è sostenibile un mondo di mobilità digitale?

La digitalizzazione ci ha sicuramente aiutato a ridare vita ad un progetto che, altrimenti, sarebbe rimasto bloccato. Ci siamo misurati con qualcosa di totalmente nuovo, che ci ha tenuto, e ancora ci tiene, impegnati molto; il nostro è un lavoro di regia che non avevamo mai avuto modo di fare nelle nostre attività. Senza dubbio, da tutta questa esperienza, abbiamo potuto imparare molto anche noi, non solo i ragazzi. Inoltre, credo che, senza l’aiuto della tecnologia, sarebbe stato molto difficile coinvolgere così attivamente, come abbiamo potuto, i membri del Parlamento Europeo; grazie agli incontri online abbiamo eluso il rischio che gli spostamenti necessari per raggiungere Milano potessero scoraggiare la partecipazione all’evento e abbiamo mantenuto, di fatto, la promessa che avevamo fatto ai ragazzi di poter presentare le loro proposte. Non credo, però, che nel lungo periodo il digitale possa soppiantare le modalità classiche dei progetti. Il digitale è più dispersivo e poi, per molti ragazzi, l’utilizzo di strumenti digitali è stato un vincolo e non un’opportunità. Molti giovani, o perché non amano apparire in video o per via della scarsa conoscenza della lingua inglese – che di solito viene calmierata durante gli scambi giovanili fisici – o per mancanza di mezzi tecnologici, non hanno più potuto partecipare al progetto. Ed è stato spiacevole assistere all’abbandono di persone che avrebbero voluto partecipare, ma non disponevano di mezzi che, nella normalità, non dovrebbero discriminare la partecipazione ai progetti. Diciamo che da questa esperienza, a mio avviso, è emersa un nuova tipologia di minor opportunità, ovvero l’esclusione digitale.”

Ringrazio Milena per aver condiviso con me l’esperienza del progetto Youth 4 Europe durante la crisi coronavirus.

L’intervista ha fatto emergere importanti spunti di riflessione sui pro e contro della digitalizzazione, tema che, oggi più che mai, è al centro di importanti dibattiti internazionali.

E tu, hai un’esperienza simile da raccontare o vuoi esprimere il tuo punto di vista? Scrivici sulla nostra pagina Facebook.

Vuoi saperne di più sul progetto Youth 4 Europe? Visita il sito ufficiale e resta aggiornato sulle prossime livestream sulla pagina FB

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Potrebbe interesarti

Articoli Correlati

Incontro Speciale sul senso del volontariato

Appuntamento online “Cosa Vuol Dire Essere Volontari?” per riflettere sul significato del volontariato grazie alle testimonianze dai volontari in prima persona, inviati all’estero da Associazione