Deserto del Sahara, popolazioni berbere e dintorni

Cosa ho imparato dal mio ultimo viaggio in Marocco a contatto con le popolazioni berbere locali? Allaccia le cinture e goditi il viaggio… 

marocco

Oggi ti porto in Marocco.

Il deserto del Sahara è sempre stato un sogno per me, un luogo che consideravo magico e che avrei voluto visitare almeno una volta nella vita.

Non so esattamente cosa mi attraesse di questo luogo.

Hai mai avuto la sensazione che andare in un certo posto sia la cosa giusta per te anche se non sai spiegarti il motivo?

Bene, questo era l’effetto che il deserto aveva su di me e quando finalmente ho avuto la possibilità di visitarlo, puoi immaginare quanto fossi eccitato!

Durante il mio viaggio, oltre a cavalcare un cammello attraverso le dune sabbiose del deserto, assistere a uno dei tramonti più spettacolari di sempre e aver sperimentato, per la prima volta, il potere disarmante del silenzio, ho avuto modo di conoscere meglio la popolazione che vive le sterminate distese del Sahara.

Come si può intuire, la natura in questa zona è veramente inospitale e l’aridità del suolo mette a repentaglio ogni possibilità di sopravvivenza da parte dell’uomo; ma questo non è il caso delle popolazioni indigene del Nord Africa, i Berberi, che non hanno avuto altra scelta se non quella di sviluppare metodi ingegnosi di sopravvivenza.

L’immagine rappresenta la bandiera berbera. Ogni colore corrisponde a un aspetto di Tamazgha, il territorio abitato dai Berberi in Nord Africa: il blu rappresenta il mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico; il verde rappresenta la natura e le montagne verdi; il giallo rappresenta la sabbia del deserto del Sahara.

Il simbolo yaz (ⵣ) al centro è l’uomo libero: i berberi sentono di essere liberi e che combatteranno sempre per la loro libertà; infine il colore rosso nell’immagine rappresenta la vita e la resistenza.

Il duro ambiente del deserto del Sahara ha reso impossibile l’attecchimento di qualsiasi coltura, pertanto, i berberi hanno scelto di vivere come nomadi piuttosto che come stabili agricoltori.

Questo stile di vita nomade è centrale nella loro cultura, e, probabilmente, è proprio questo elemento che consente loro di definirsi “uomini liberi”. I berberi allevano mandrie di animali da pascolo, ma la loro sopravvivenza dipende direttamente dalla loro capacità di spostarsi facilmente da un luogo all’altro. 

I berberi hanno una mentalità esplorativa: sono in grado di trasferirsi altrove quando le risorse di un determinato luogo iniziano a scarseggiare e di andare alla ricerca di un ambiente più favorevole per stabilirsi.

La libertà data dal loro stile di vita è la chiave per capire la loro cultura. Inoltre, poiché i cammelli possono sopravvivere senza acqua per lunghi periodi di tempo, i berberi hanno sempre fatto affidamento su di essi per le lunghe traversate desertiche.

Durante il nostro tour nella regione abbiamo avuto la possibilità di vedere molti villaggi berberi con le loro tipiche case fatte di fango e fieno e l’ultimo giorno abbiamo visitato una famiglia nomade, che vive ancora in tende all’aria aperta.

Siamo arrivati lì prima di mezzogiorno, ci hanno accolto nella loro tenda più grande e ci hanno offerto il tradizionale tè alla menta marocchino. Secondo la tradizione, la cerimonia del tè serve ad avvicinare culture lontane, a rilassarsi dopo le fatiche del deserto e a stringere amicizie e alleanze. 

Questa famiglia vive in mezzo al deserto, gli uomini si occupano degli animali e le donne allevano i bambini.

È stato molto toccante vedere il modo in cui questa famiglia vive: niente elettricità, niente acqua, un bagno  all’aria aperta, letti fatti con tappeti impilati uno sopra l’altro e solo alcuni sottili fogli di lana di capra riparavano dalla luce del sole.

Mi sembrava di essere in un altro mondo, un mondo lontano migliaia di chilometri, un mondo con logiche… migliori o peggiori? Non lo so, di sicuro diverse!

Più stavo lì, più nella mia mente si affastellavano domande e dubbi e un misto di rabbia, delusione, sorpresa, interesse si impadroniva di me.

Hai presente quando qualcosa ti prende alla sprovvista e ti ci vuole un po’ di tempo per capire cosa stia succedendo esattamente?

I sentimenti che avevo erano in conflitto: da un lato pensavo che fosse impossibile che qualcuno potesse vivere in quelle condizioni; mi pareva fosse ingiusto se paragonato allo stile di vita cui siamo abituati nel mondo Occidentale; dall’altro ero molto curioso di sapere se fossero felici di vivere in tali condizioni (a dire il vero sembrava proprio che lo fossero), se avessero mai pensato di cambiare vita, cosa pensassero degli altri paesi, della tecnologia e del mondo Occidentale in generale e come potessero sopravvivere senza servizi o divertimenti.

Nella nostra cultura Occidentale, siamo soliti pensare che sia impossibile vivere senza servizi e senza le nostre comodità e raramente ci interroghiamo se i bisogni ai quali cerchiamo di dare risposta siano reali esigenze oppure dei meri derivati di un sistema che punta a farci diventare dipendenti. 

Molte famiglie berbere hanno deciso di gravitare verso le città per trovare lavoro e per poter mantenere le loro famiglie, ma continuano ad esistere famiglie che vivono in tenda e non sono organizzate in villaggi come la famiglia che abbiamo visitato. 

Si spostano nel deserto e vivono allevando gli animali. Non incontrano molti turisti, quindi il loro stile di vita è ben conservato e ancora autentico, non contaminato. Conoscono solo il loro concetto di civiltà. Non sanno cosa accade nel resto del Mondo e, in verità, non hanno idea di come sia fatto il Mondo. Senza la possibilità di viaggiare e di accedere ad internet, ignorano il modo in cui viviamo nelle economie Occidentali. Parlano solo solo la lingua berbera (nemmeno l’arabo spesso) e questo rende impossibile per loro interagire con persone di altre culture.

Secondo te cosa succederebbe se scoprissero come viviamo? Cercherebbero forse di imitarci oppure rimarrebbero spaesati? 

Secondo me è molto difficile credere che se conoscessero bene come viviamo sostituirebbero il loro modo di vivere e la loro cultura. Per questi popoli, la civiltà consiste nella conservazione piuttosto che nella crescita, nella protezione e difesa di uno stile di vita piuttosto che nella ricerca di nuovi modelli.

Un approccio totalmente diverso da quello comune nelle economie occidentali, nelle quali abbiamo sviluppato l’attitudine a sostituire più che a conservare.

Dal punto di vista berbero, l’essere conservatori è la chiave per preservare la propria identità; dal nostro punto di vista, l’identità è un qualcosa da costruirsi.

Ecco quindi una piccola lista di insegnamenti che ho appreso grazie al prezioso confronto con la cultura berbera:

-siamo davvero fortunati ad avere la possibilità di esplorare il Mondo e di di potere, grazie alla tecnologie, imparare nuove lingue che ci aiutano a diminuire le distanze ed abbattere le barriere culturali;

-è possibile impegnarsi per ridurre l’importanza che attribuiamo alle sovrastrutture che il Mondo Occidentale ci ha creato per ritrovare un rapporto più intimo con noi stessi e la natura – se i berberi riescono a vivere con così poco, allora vuole dire che anche noi potenzialmente possiamo!

-è possibile cambiare luogo (e quindi anche direzione) il che significa, anche metaforicamente, che siamo liberi di trovare il luogo nel quale possiamo crescere ed abbandonare quei luoghi nei quali fatichiamo a sbocciare;

-prima di cercare nuovi modelli esteriori, potremmo prima capire chi siamo e iniziare da lì a costruire il nostro modello anziché aderire acriticamente a quelli degli altri.

-non sempre una vita più comoda è una vita più felice.

Fammi sapere nei commenti che ne pensi…

Al prossimo articolo!

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